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IL SEGRETO DEL ṚGVEDA

Il Ṛgveda risulta perlopiù incomprensibile se interpretato esclusivamente in senso naturalistico o ritualista. Per comprenderlo, occorre affrancarlo da ogni interpretazione riduttiva che, in realtà, falsifica e deforma il dettato poetico originale.
Sri Aurobindo ha compiuto tale necessaria opera di pulitura da ogni interpretazione parziale e deformante, mostrando il testo rigvedico nella sua trasparenza e reale bellezza. Non a caso, uno dei maggiori sanscritisti moderni, Kapaly Shastri, ha paragonato tale opera di pulitura eseguita da Sri Aurobindo, al “collirio” (añjana) che l’oftalmologo pone sui nostri occhi, per liberarci la visione da qualunque impurità. E l’illustre Ananda Coomaraswami, in un carteggio indirizzato proprio a Kapaly Shastry (e da questi reso pubblico nel suo Rigbhashyabhumika), a proposito del lavoro compiuto da Sri Aurobindo in tale direzione, ebbe a dire: «Personalmente, mi trovo d’accordo con questa visione del Ṛgveda. Tengo peraltro a sottolineare che adesso, molto più che nel passato, parecchi eruditi occidentali sono pronti ad accettare una simile visione». E infatti, da allora (la lettera risale al 6 novembre 1946), un numero sempre crescente di intellettuali, europei e statunitensi (oltre che indiani, naturalmente), ha cominciato ad ammirare l’opera incomparabile resa da Sri Aurobindo nel palesare a tutti noi il vero senso del Ṛgveda, lo straordinario segreto che la sua poetica contiene.
Per citare infine il curatore di questa nostra edizione italiana (l’unica integrale mai realizzata!): «Il Ṛgveda è la radiosa semenza, psicologica e spirituale, da cui è scaturita l’intera cultura indoeuropea. Non ci si può considerare dei veri figli della grande civiltà euroasiatica senza conoscere questo testo fondativo e rivelante. Il vedico è ormai riconosciuto dai linguisti come la forma di linguaggio storicamente più vicina (e presumibilmente più affine dal punto di vista strutturale) al mitico ‘proto-indoeuropeo’ parlato dai primi euroasiatici da cui — in un arco di tempo che si misura in millennî — presero vita le varie culture sviluppatesi per l’appunto in Eurasia (l’indo-vedantica, l’iranica, la greco-latina, la celtica, la baltico-slava, l’ugro-finnica e molte altre ancora): mirabili rami di un medesimo florido albero, le cui radici sono sepolte nella notte dei tempi, ma il cui tronco comune è costituito per l’appunto dal Ṛgveda. Da qui deriva l’importanza basilare che la presente innodia costituisce per noi euroasiatici, e non da un mero (sia pur nobilissimo) interesse per una tradizione ‘esotica’» — Tommaso Iorco (Ṛgveda).

La presente edizione del Ṛgveda comprende l’intera innodia: si tratta pertanto (lo ribadiamo) di una traduzione integrale, unica nel suo genere.

QUALCHE INNO RIGVEDICO, DAL NOSTRO VOLUME

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