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RINGRAZIAMENTO per il Ṛgveda e il Segreto dei Veda



«Sono un sacerdote cattolico, mi sto accostando in questo periodo allo studio dei Veda. Giustamente potrebbe sorgere una domanda, perché un prete vuole studiare i Veda? Proprio a motivo della mia fede e del mio rapporto con il Signore. Le Scritture e la Tradizione Cristiana parlano di una Rivelazione primigenia che Dio ha consegnato all’umanità precedentemente alla Rivelazione Storica contenuta nella Sacra Scrittura, una Rivelazione attraverso la quale l’uomo può giungere alla conoscenza di Dio per mezzo del Logos (che è qualcosa di più rispetto alla ragione illuministicamente intesa). Giustino, un padre della Chiesa, parla di Logoi Spermatikoi, cioè dei semi del Logos che Dio ha sparso nelle culture di tutta l’umanità, e sono sicuro che i Veda sono l’Eco di questa Rivelazione primigenia, che potremmo chiamare Śruti secondo la terminologia Vedica e che i Ṛṣi hanno accolto e espresso secondo le categorie del pensiero della loro epoca e le immagini della loro cultura. Agni, Varuṇa, Indra sono nomi, ma dietro ogni nome c’è una realtà, che in contesti, epoche e culture diverse è stata designata con altri nomi e con altre immagini, ma che rimane sempre la stessa [come dice il Dàodéjīng “Il Nome che può essere nominato, non è l’Eterno Nome”].

Mi sono accostato per la prima volta al pensiero vedico attraverso l’opera di Panikkar che nel suo Veda Mantramañjarī racconta i Veda così come lui li ha uditi, così come con le traduzioni parziali di Papesso e Sani. Ma ora voglio accostarmi ai Veda direttamente e in modo più ampio e completo, purtroppo non ho ancora una conoscenza approfondita del Sanscrito e men che meno del Vedico, per questo ho deciso di fidarmi di Tommaso Iorco e di Sri Aurobindo con il suo “Segreto dei Veda”.

Ho sempre sentito i Veda, e il Ṛgveda in particolare, nonostante il poco a cui sono riuscito ad accostarmi, come “qualcosa” di familiare, “qualcosa” che fa risuonare una “consonanza” nella mia anima, qualcosa che mi chiama all’ascolto perché ha “qualcosa” da dirmi. E la scaturigine dei Veda è proprio il Ṛgveda del quale le altre Saṃhitā con i Brāhmaṇa, gli Āraṇyaka e le Upaniṣad ne sono come una germogliazione (così anche la tradizione Buddhista che nonostante se ne distanzia in realtà ne dipende più di quanto è disposta ad ammettere), o comunque è questo quello che io ho percepito.

Come dicevo prima nelle Parole dei Veda così come nella tradizione Orale che risuona nell’Iliade e nell’Odissea e nelle Scritture Ebraiche e Cristiane, nonostante le differenze, sento echeggiare una stessa voce che con lingue diverse però parte da uno stesso cuore. Certamente come Cristiano e come Prete ascolto i Veda alla luce della mia fede, della quale non posso fare a meno in quanto fa parte della mia vita ed è la mia vita, ma non la vedo come un ostacolo alla comprensione dei Veda ma anzi come un aiuto, un dialogo, un confronto e perché no anche una lotta e un combattimento, perché anche questo fa parte dell’esperienza della Tradizione quando è vera e non sfugge davanti alle sfide. Quando ci accostiamo a un testo è inevitabile partire dalle proprie comprensioni previe, dal proprio vissuto, dalla propria vita ed esperienza, ma è proprio questo che rende una Parola Antica come i Veda una Rivelazione, una Śruti, cioè il fatto che riesce a parlare e riesce a farsi udire, ascoltare, da ogni uomo al di là del tempo e dello spazio e quindi in ogni tempo e in ogni spazio.

Grazie per questa possibilità che mi avete offerto e buon lavoro.

Don Giacinto Torchia


In Principio era la Dābār [Parola] |
e la Dābār [Parola] era rivolta verso ᵓĔlohîm [Dio - il Divino] |
e la Dābār [Parola] era ᵓĔlohîm [Dio - il Divino] ||
tutto è stato fatto per mezzo di Lei |
e senza di Lei nulla è stato fatto |
di tutto ciò che esiste ||
e la Dābār [Parola] si è fatta Carne |
e ha piantato la sua tenda in noi |
e noi abbiamo visto la sua Gloria ||
come di Figlio Unico generato dal Padre |
pienezza di Ḥesed [Grazia] e di ᵓĔmet [Verità] ||
mi metto alla presenza del Padre della Luce |
e adoro il suo Nome senza fermarmi ||
ogni respiro ed ogni battito del mio cuore
è una preghiera che si eleva come il Fuoco ||
lui è il sacerdote che nella casa-del-cuore eleva la preghiera |
lui è la forza divina che offre il sacrificio ||
lui è le ali della preghiera che s’innalza al cielo |
lui è la mano che dispensa ogni dono e ogni benedizione ||
lui è degno di essere cantato dagli antichi cantori e dai nuovi |
egli renda presente il Nome in tutte le sue manifestazioni ||
l’Uomo che invoca per mezzo del fuoco |
brucia senza mai spegnersi né addormentarsi ||
e ottiene ogni giorno la ricchezza della sua misericordia |
i tesori della sua Grazia e la gloria della sua presenza ||
l’inizio di ogni cammino è la domanda |
la soglia di ogni strada è la risposta ||
non c’è alcuna certezza senza il dubbio |
non c’è alcuna fede senza l’eresia ||
sono venuto in questo mondo senza volerlo |
inizio ad esistere nel momento in cui voglio ||
Dio è la tenebra dopo ogni luce |
è il vuoto del cuore dopo ogni pienezza ||



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